![]()
|
|
|
|
|
|
|
|
| Sezione Storia |
Per tutto il Medioevo le coste tirrene furono infestate da incursioni saracene che mettevano a ferro e fuoco i paesi rivieraschi. Dal '400 fino all'800 vi furono incursioni costiere in Liguria. E anche da epoche più remote, cioé nel corso del XIII secolo, ci sono giunte notizie di Saraceni. In un documento del 1272, per esempio, si parla della vendita, da parte di un cittadino di Levanto a Genova, di una schiava olivastra di nome Fatima, per lire dodici e soldi dieci; in un altro si vende, sempre a Genova, per diciassette lire, una schiava saracena, nata a Murcia...poi la situazione si ribalterà e i rapiti e fatti schiavi saranno gli abitanti delle nostre coste.
Nomi come il Barbarossa, Dragut, Mustafà, Lo Zoppo evocavano il terrore agli abitanti della riviera. Nel 1542, Lo Zoppo e Mustafà catturarono due fregate a Sestri Levante, poi sbarcarono a Riva, con 50 uomini raggiunsero Trigoso e fecero prigionieri sei abitanti. Nel 1549 Moneglia ottenne il permesso di poter costruire una torre a difesa dei corsari barbareschi, nel 1560 corsari algerini sbarcati sulla costa raggiunsero Montaretto ma trovarono la resistenza della popolazione, allora si spostarono nel territorio circostante, devastando ogni cosa. Ripresero il mare con 43 persone fatte prigioniere. Nel 1561 anche Bonassola e Levanto si dotarono di una torre di difesa alla marina. Nel 1564 fu attaccata Moneglia. Deiva,che faceva parte della podesteria di Moneglia, si dotò della sua torre di avvistamento a mare forse nello stesso periodo di Moneglia. La torre in paese pare essere stata costruita nel XIV secolo. La notte sulla sommità delle torri venivano accesi dei fuochi: se ne veniva acceso solo uno significava che non vi era pericolo, se i fuochi erano due, voleva dire che erano stati avvistate navi ostili. Nel 1607 i Turchi comandati da un certo Amurat Bey da Biserta sbarcarono con 600 uomini a Riva dove incendiarono case, rubando e facendo prigionieri. Questo episodio costò a Riva l'incendio di tutte le case, e così anche a S.Bartolomeo, Villa Ginestra e a Trigoso. Oltre ai morti e ai feriti furono rapite 22 persone.
Alcuni dei rapiti ebbero una sorte curiosa. Nella canzone di Fabrizio De André, Sinàn Capudàn Pascià, si parla di un certo Cicala, fatto prigioniero dai saraceni e integratosi a loro col tempo. Un episodio simile é documentato a Levanto nel 1620. Una notte, quattro veloci navi saracene dotate di 24 remi e di vele, dette "saette" per la loro velocità in navigazione, si ancorarono vicino alla riva. Al mattino, un gruppo di ragazzi scese al mare e non accorgendosi della presenza delle navi, o non ritenendole pericolose incominciò a giocare sulla spiaggia. I pirati scesero a terra e riuscirono a catturare uno dei ragazzi, Benedetto Ri: lo trascinarono a bordo e si allontanarono velocissime. Benedetto, dodici anni, fu portato a Tunisi. Col tempo si abituò al nuovo ambiente, abbracciò l'Islamismo, divenne anche lui corsaro e fu artefice di memorabili imprese. Nel 1637 divenne capo supremo della Tunisia. Durante il suo regno non condusse mai attacchi contro la Repubblica di Genova. Fece di più, cercò sempre di alleviare le condizioni di vita dei cristiani caduti in mano ai saraceni. Il suo nome divenne Amurat, Bey di Tunisi, dove morì nel 1640. Vicende simili accadevano anche alla controparte: in un documento, nel 1691 si parla di una musulmana di nome Aysa, di diciotto anni, battezzata secondo il Rituale romano per il battesimo degli adulti e chiamata Maria Angela Teresa. Aysa prestò servizio come fantesca presso il reverendo don Angelo Raffaele Schenone a Levanto. Alfonso Casini nel suo libro su Levanto ci riporta questa ultima notizia scrivendo:"Quando e come capitò in Levanto Aysa, questa ora diciottenne musulmana?- E' sorprendente anche ch'ella siasi trovata a servizio d'un sacerdote.Che Aysa si lasciasse avviare verso il Cristianesimo - e perciò verso il ripùdio dell'Islam (due cose che i musulmani rigidi arrivano a punire con la morte)- non può non significare ch'ella nella casa di don Schenone sia finita come foglia, dal proprio ramo, non sapremmo immaginare come,divisa dal vento". Le vicende dei pirati barbareschi interessarono le coste italiane ancora per molto tempo. Fino alla prima metà del secolo XIX ed oltre, quando Vittorio Emanuele I, con la mediazione inglese, stipulava trattati commerciali con le reggenze di Tunisi, Tripoli e Algeri per proteggere i suoi sudditi dai pirati saraceni, che ancora, dopo secoli, infestavano le coste.
|
|
Introduzione |
|
| Mare | |
| Boschi e Sentieri | |
| Itinerari | |
| Meteo | |